ELBAVIDEO youtube




www.elbaworld.com on Facebook

    Questione Agraria

    Questione agraria Insieme dei problemi di ordine giuridico, politico ed economico che sono attinenti alla storia dell'agricoltura. Di questione agraria si parla a proposito di momenti differenti della storia, nell'arco cronologico compreso tra l'antichità e il mondo contemporaneo, e ogniqualvolta il mondo delle campagne ha svolto un ruolo primario nella vicenda umana. 2 ANTICHITÀ Nella storia antica la questione agraria assume evidenza in relazione al fatto che l'attività agricola rappresentava la principale fonte di produzione del reddito e il parametro della conformazione delle società. Un insieme di problemi sociali ed economici relativi alla proprietà della terra, alla manodopera impegnata nel lavoro dei campi (che poteva essere libera, coloniaria, servile), alle tecniche e a gli strumenti del lavoro agricolo, scandisce il lungo tratto che inizia con l'età della Pietra, segnata dalla nascita e dalla diffusione dell'agricoltura, e dal passaggio dal nomadismo al sedentarismo. Nella storia della civiltà mesopotamica e di quella egizia, l'agricoltura assume un rilievo economico fondamentale: per questo motivo si esaltano le peculiarità agronomiche e produttive, quali lo sfruttamento del suolo legato al regime dei grandi fiumi, e la proprietà terriera aristocratica o regia. Diverso il caso della Grecia antica, una realtà nella quale il ruolo dell'agricoltura, a causa della conformazione del territorio, è meno pervasivo di quanto non avvenga nella maggior parte delle altre grandi civiltà del mondo antico. Nella lunga storia di Roma l'agricoltura si perfeziona, disponendo di nuovi strumenti tecnico-operativi (i trattati di Catone, di Varrone, di Columella e di Rutilio Palladio), ma dà origine anche a nuove tensioni sociali che derivano dall'impiego di manodopera servile, dalla presenza di padroni latifondisti largamente identificabili con l'aristocrazia senatoria, dalla centuriazione delle terre che insedia nelle campagne nuovi ceti di estrazione militare. 3 MEDIOEVO Nel Medioevo la questione agraria è correlata al dilagare della servitù della gleba, elemento caratterizzante la società feudale, insieme con la distinzione ormai cristallizzata all'interno del complesso fondiario medievale (curtis) tra le aree tributarie, soggette cioè a corvées e tributi, e terre dominiche, perlopiù utilizzate per pascoli e uso forestale. Già nell'XI e nel XII secolo il sistema curtense andò progressivamente indebolendosi, così come la servitù della gleba andò gradualmente scomparendo nelle campagne dell'Europa occidentale, fino a che nell'età moderna non si imposero rapporti contrattuali più diversificati, dalla colonìa parziaria alla mezzadria, dal lavoro salariato, tipico delle aree a precoce sviluppo capitalistico, alla permanenza di rapporti signorili basati sull'obbligatorietà delle prestazioni di lavoro nelle terre del signore. Nell'Europa orientale, quella all'incirca ad est del fiume Elba, si registrò invece un ritorno massiccio alla servitù della gleba, strumento per la colonizzazione delle terre incolte e per il controllo di grandi masse di lavoratori negli immensi latifondi delle pianure polacche, prussiane e russe. In Russia la servitù fu abolita soltanto nel 1861. 4 ETÀ MODERNA E CONTEMPORANEA Nell'Ottocento fu inevitabile fare i conti con i mutamenti che la Rivoluzione francese aveva introdotto nel mondo delle campagne, con la soppressione dei diritti signorili e la formazione di una piccola e media proprietà contadina grazie alla vendita dei beni nazionali. Nelle campagne in cui le trasformazioni capitalistiche furono più accentuate, si determinò la polarizzazione sociale tra proprietà (condotta dai fittavoli) e salariati agricoli, da cui scaturirono nuove forme associative, volte a condizionare non solo i rapporti contrattuali ma anche le politiche dei governi. Infatti nel XIX secolo le scelte di politica economica divennero oltremodo influenti nel campo dell'agricoltura, condizionando la formazione dei prezzi, i flussi di mercato, le scelte colturali. 4.1 La questione agraria nel dibattito marxista La questione agraria fu un tema di accesa discussione all’interno della socialdemocrazia tedesca e tra i primi seguaci di Marx: ad esso diede una prima sistemazione Karl Johann Kautsky nell’opera appunto intitolata Die Agrarfrage (La questione agraria), pubblicata nel 1899. Il punto sul quale soprattutto verteva la discussione era se l’agricoltura si sviluppasse come l’industria o secondo linee sue proprie: a questo riguardo gli scritti di Marx e di Engels non sembravano dare soluzione chiara. Il punto era essenziale per comprendere se anche nelle campagne vi fosse quella spinta alla concentrazione della proprietà e alla proletarizzazione che si credeva di dover riscontrare nei ceti urbani impiegati nell’industria. Una volta stabilito che gli schemi di sviluppo sono molto simili e che il capitale tende a dominare anche l’agricoltura pescandovi il proprio “esercito industriale di riserva”, costituito dalla manodopera da inserire nella produzione di fabbrica, Kautsky stabiliva però che ciò non comporta inevitabilmente la scomparsa della piccola proprietà, a meno di interventi esterni, ossia di natura politica. Questa posizione venne accolta in seguito da Lenin, il quale tuttavia tese a radicalizzare l’effetto del dominio capitalistico sulle campagne, come elemento destinato ad approfondire il contrasto tra queste e le città. Il risultato sul piano pratico fu dapprima la politica di unità tra operai e contadini al fine di realizzare la Rivoluzione d'ottobre del 1917, e poi, una volta che i bolscevichi furono al potere, quella del “comunismo di guerra” fondata sulle requisizioni forzate nelle campagne per nutrire gli operai delle città durante la guerra civile del 1920-21. Su questa base Stalin, a partire dal 1929, avrebbe poi promosso l’industrializzazione forzata dell’URSS attraverso una lotta spietata ai kulaki, i cosiddetti “contadini ricchi”, e la collettivizzazione forzata delle campagne. La diffidenza e l’ostilità verso la piccola proprietà terriera contraddistinse anche tutti gli altri Partiti comunisti, ivi compreso il Partito comunista italiano nella prima fase della sua storia. 4.2 La questione agraria in Italia Nella storia dell'Italia postunitaria la questione agraria diventò il banco di prova sia delle potenzialità di sviluppo favorite dalla politica dei governi, sia dei limiti della stessa. Dopo il 1861 si accentuò lo storico dualismo tra l'agricoltura settentrionale, che nella Pianura padana viveva le trasformazioni capitalistiche, e quella meridionale, attardata da vincoli strutturali di varia natura. La mancata realizzazione di un'antica aspirazione del mondo contadino meridionale, quella di avere accesso alla proprietà della terra, unita alla permanenza di rapporti di lavoro di natura ancora feudale, mantenne l'agricoltura del Sud a un livello di arretratezza. La questione agraria va quindi collocata nella più ampia questione meridionale, rispetto alla quale rappresenta il principale capitolo del dibattito culturale e della lotta politica all'indomani dell'Unità. Vecchio e nuovo continuarono a intrecciarsi nelle campagne italiane nel corso del XX secolo: da una parte riemersero antiche tensioni relative all'accesso dei contadini alla proprietà e si completarono interventi di valorizzazione del suolo avviati anche secoli addietro (bonifiche); dall'altra si imposero le questioni della produzione legata al mercato europeo e mondiale, della certificazione della qualità dei prodotti, dell'uso di tecnologie chimiche e meccaniche d'avanguardia nell'ambito della cosiddetta "rivoluzione verde".